investimento sicuro? Il problema è macroeconomico

Nicola Mastropietro

Nel 2008 c'è stato un terremoto, ora potrebbe esserci uno tsunami. L’immagine è un po’ forte e provocatoria, ma preferisco fare un’analisi in controtendenza. Partiamo dal principio che la maggioranza si è abituata ad avere una visione di breve periodo, anzi, brevessimo.

Vorrebbero tutti guadagnare sempre e velocemente. L’analisi tecnica esprime una storia come riferimento e come parametro che dovrebbe aiutare a prevedere il futuro. Ma è pur sempre un’analisi su ciò che è stato. Se guardiamo i grafici dell’indice di riferimento mondiale lo SP500, possiamo verificare come il trend risulta essere di crescita ben impostata sul grafico settimanale, ma risulta un rimbalzo sul grafico mensile. Sul grafico settimanale potrebbe esserci una classica configurazione di doppio massimo. La conseguenza potrebbe essere una discesa del 10% qualificabile come storno del trend attuale. Anche nel grafico mensile possiamo notare la  configurazione di un doppio massimo che portò tutti a pensare ad uno storno e che, invece, si dimostrò un crollo di proporzioni epocali.

sp500

Credo che il problema di oggi sia Macroeconomico. La macroeconomia è una scenza che ha propri equilibri. Se manipolati, come è avvenuto e ancora avviene, le conseguenze sono pericolose. Nel 2006 ho iniziato a scrivere newsletter ai miei clienti improntate sulla crisi epocale che avremmo dovuto affrontare. Ovviamente ero considerato un pazzo furioso. Molti mi dissero che, forse, a forza di scriverlo l’avevo provocata io. Nessuno allora accennava alla possibilità. Ma, ripeto, l’economia non è manipolabile continuamente. Oggi l’economia viene trattata con le modalità del trading; tutti ad aspettare, per esempio, il giovedì i dati sulla domanda dei sussidi di disoccupazione negli Usa. Alle 14.30 abbiamo il dato e alle 14.31 i mercati mondiali reagiscono freneticamente. Ecco il problema, si attendono miriadi di dati giornalieri e ci si dimentica della visione globale del sistema, si dimentica, troppo spesso, di considerare  l’approccio olistico del sistema macroeconomico. Anche la capacità di staccarsi dai parametri in uso per decenni dovrebbe essere uno sforzo quotidiano.
Così purtroppo non è.
Parte da questi assunti il titolo di questo articolo. Analizziamo due elementi importantissimi e attuali: il primo è l’aumento di capitale (quindi la richiesta di denaro al mercato) delle banche. Ubi 1 miliaro di euro, voci di corridoio dicono che l’operazione non risulta essere una passeggiata, 3 mld per montepaschi, 5 per intesa, pop. milano obbligata da bankitalia 1,2 mld. Vedremo quanti altri. In germania sembra che il sistema bancario dovrà varare un aumento di capitale pari a 50 mld, circa tre finanziarie italiane. Tradotto in burocratese è l’adeguamento necessario per i parametri di Basilea 3, più semplicemente, servono capitali per coprire sofferenze e crediti a rischio. I rapporti sono sbilanciati. In pratica parliamo di debiti attuali e futuri.
Dall’altra parte abbiamo gli stati nazionali. La maggioranza dei paesi sviluppati dovrà subire dei cambiamenti simili ad una rivoluzione per il semplice motivo che sono fondati sul debito, un debito che oggi presenta il conto e che oggi, noi, dobbiamo iniziare a pagare.
Un riferimento filosofico, dato che non si inventa nulla. L’aforisma, attualissimo, di Frederic Bastiat della prima metà dell’800 è illuminante: “lo stato è lo strumento attraverso il quale la gente pensa di poter vivere alle spalle degli altri”. Troppa gente è ancora convinta che lo stato ed il suo debito siano entità astratte, quasi avulse dalla realta. Soprattutto, molti pensano che il debito pubblico, proprio perchè pubblico, non riguardi le singole persone. Come se fosse di qualcun altro.
Non posso non citare il maggior esponente della scuola austriaca anti keynesiano come sono anch’io, Ludwig Von Mises, il quale sosteneva nella sua opera del 1949 “The Human Action” che l’impostazione eccessivamente keynesiana e il tipo di sviluppo dello stato sociale avrebbero condotto nel lungo periodo ad un problema del credito. Ipotizzava un monte debiti che avrebbe potuto mettere in discussione il modello del capatalismo occidentale. Ovviamente parliamo di grandi autori oscurati, praticamente vietati e con opere introvabili, ma dalle teroie di incredibile attualità.
Debiti, debiti e ancora debiti. Qualcuno pensa che scompaiano improvvisamente come per magia ?
Ho fatto tali riferimenti perche questo è il problema. Gli stati hanno debiti esorbitanti e insostenibili. Esistono tre modi per pagarli. Attraverso una crescita economica di dimensione (non solo del pil, ma anche dei consumi interni) non realizzabile nei paesi occidentali, operare attraverso la ristrutturazione del debito (in questi giorni si parla del possibile default della Grecia), oppure, altra cosa ventilata, tramite l’uscita dall’euro dei paesi del sud europa (euro di serie b), i quali, svalutando il valore della loro moneta farebbero pagare ai cittadini il debito in termini di potere d’acquisto. In entrambi i casi paga la gente, o perchè gli rimborsano meno soldi, o perchè i suoi soldi valgono molto meno. Si potrebbe anche stampare moneta, ma le conseguenze negative sono ovvie.
Comunque sia, non ci si deve illudere. E’ solo questione di tempo, ma i debiti si dovranno pagare. E sarà un bagno di sangue. Anche in termine di stato sociale.
Gli stessi Usa sono a rischio downgrade e devono correre ai ripari per l’eccessivo debito.

I mercati sono stati sostenuti da iniezioni di quantità immense di liquidità: i risultati a livello economico (disoccupazione, consumi ) non sono stati eclatanti. Si è rimandato il peggio, ma creando dei debiti elevati. In pratica si è rimandato il problema. E’ di questi giorni che la maggioranza della FED non è intenzionata a rinnovare il famoso QE3 a giugno. Questo produrrà un crollo nella disponibilità di denaro, non resterà che tagliare quasi tutto drasticamente.

Nemmeno la Cina potrà aiutare più di tanto. In un recente sondaggio l’80% degli analisti ha dichiarato che la Cina avrà una forte crisi entro 5 anni, la maggioranza di loro pensa che avvenga prima dei 5 anni.    
Consideriamo gli squilibri dell’economia dalla quale dipende il mondo. Inflazione che galoppa (a marzo 5,4%), riserve obbligatorie bancarie arrivate al 20,5%, un’enormità. La causa sembra essere un valore intorno al 35-40% di crediti inesigibili. Piccole imprese che iniziano a sentire la concorrenza globale e tensioni sociali in aumento, una rincorsa verso una crescita dei consumi interni di difficile realizzazione in tempi brevi, l’economia cinese si basa sulle esportazioni e necessità di un equilibrio differente tra import e export.. Inoltre, per la prima volta si è avuto un deficit commerciale. Le autorità pensano sia sostenibile una crescita non superiore al 7% e nel primo trimestre è registrata una crescita del 10%. Se dovessero cedere alle richieste di rivalutare la loro moneta la crisi sarebbe sicuramente più vicina.
Potremmo continuare considerando l’utilizzo ancora elevato dei sempre verdi derivati, ma occorrerebbe un’altra pagina.
In queste condizioni macroeconomiche è difficile pensare che i mercati possano crescere dopo otre 2 anni di corsa sorprendente. Ricordo che rispetto al 2000 siamo sotto di un 20% circa, siamo sempre in quello che viene definito il secular bear market. Marzo costituisce da tempo un mese di svolta. Marzo 2000, Marzo 2003, Marzo 2009........chissà....... marzo 2011.  Il fatto è che nessuno sta prendendo in considerazione le notizie negative. Si fa attenzione solo a quelle positive, che fanno comodo.
Un’altra cosa importante, spesso si chiede l’investimento sicuro, forse sarà pleonastico, ma oggi, non esiste l’investimento sicuro. Tutto è a rischio. Diversi gradi di rischio, ma in questo caso i parametri del passato (il titolo di stato è il più sicuro che ci sia) non sono veritieri e rappresentativi della realtà.

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